Messaggi a nome dell’INPS, come riconoscere quelli falsi
Un SMS parla di un rimborso, un’e-mail chiede di «aggiornare i dati» entro poche ore. Sono imitazioni ben confezionate, ma hanno segnali ricorrenti che si imparano a riconoscere.
Le truffe che usano il nome dell’INPS non sono una novità, ma negli anni sono diventate più curate. Il logo è credibile, il testo è scritto in un italiano corretto, il collegamento porta a una pagina che sembra quella vera. Lo scopo è quasi sempre lo stesso: ottenere credenziali, dati della carta o del conto corrente, oppure convincere a pagare una somma per «sbloccare» un presunto accredito.
L’Istituto pubblica periodicamente avvisi su queste campagne. Il messaggio di fondo è chiaro e vale la pena ripeterlo: l’INPS non invia SMS o e-mail con collegamenti per chiedere dati personali, coordinate bancarie o pagamenti.
Perché le notizie vere diventano un’esca
I truffatori seguono l’attualità. Quando si parla di una novità reale sulle pensioni, i messaggi falsi aumentano, perché sfruttano un argomento di cui le persone hanno appena sentito parlare. Il 2026 ne offre un esempio: l’incremento della maggiorazione sociale, passato da 8 a 20 euro al mese per chi ne ha diritto, è una misura vera, spiegata nel nostro articolo su la modifica INPS che riguarda molti italiani.
Proprio quella notizia si presta a messaggi del tipo «hai diritto all’aumento, conferma i tuoi dati per riceverlo». Ma per chi era già titolare della maggiorazione il riconoscimento è automatico: non c’è nulla da confermare via SMS. Conoscere come funzionano davvero le cose è la difesa più solida contro chi le racconta in modo distorto.
Come si presentano i messaggi falsi
Le varianti sono molte, ma si ripetono alcuni schemi.
- Il rimborso in attesa. «Risulta un rimborso a suo favore: inserisca l’IBAN per l’accredito.»
- L’aggiornamento obbligatorio. «I suoi dati non sono aggiornati: la pensione sarà sospesa se non provvede.»
- La richiesta di documenti. Un’e-mail che chiede di inviare foto della carta d’identità, della tessera sanitaria, a volte anche un selfie con il documento in mano.
- La finta pratica. «La sua domanda è stata accolta, paghi le spese di istruttoria per ricevere la somma.»
- La telefonata di rinforzo. Dopo il messaggio arriva una chiamata da un sedicente operatore che chiede i codici ricevuti via SMS.
I segnali che dovrebbero insospettire
| Segnale | Perché è sospetto |
|---|---|
| Collegamento da cliccare dentro un SMS o un’e-mail | L’INPS invita a entrare sempre dal sito o dall’app ufficiale, non da collegamenti ricevuti |
| Scadenza ravvicinata («entro 24 ore») | La fretta serve a impedire di riflettere e di verificare |
| Richiesta di IBAN, numero di carta o codici | Le coordinate di pagamento si gestiscono nell’area personale, mai in risposta a un messaggio |
| Richiesta di pagare per ricevere una somma | Nessuna prestazione INPS richiede un pagamento per essere erogata |
| Indirizzo del sito leggermente diverso da quello ufficiale | Lettere aggiunte, trattini o domini insoliti indicano una pagina contraffatta |
| Mittente con indirizzo generico o sconosciuto | Le comunicazioni personali si trovano nell’area riservata, non in caselle anonime |
| Saluto generico («Gentile cliente») | Chi scrive non sa chi sia il destinatario: è un invio di massa |
Che cosa l’INPS non chiede mai
Ci sono poche regole che conviene tenere a mente perché valgono sempre. L’Istituto non chiede, tramite SMS, e-mail o telefonate non sollecitate:
- le credenziali SPID, i codici della CIE o le password;
- i codici temporanei ricevuti sul telefono;
- il numero della carta di pagamento o le coordinate bancarie;
- pagamenti, ricariche o bonifici per sbloccare un rimborso o una prestazione;
- l’invio di fotografie di documenti in risposta a un messaggio.
Le comunicazioni personali reali, quando ci sono, si trovano nell’area personale MyINPS. Se un messaggio annuncia qualcosa di importante, la verifica corretta è entrare da sé e controllare lì.
La regola dei due canali
Quando arriva un messaggio che sembra dell’INPS, non lo si usa come porta d’ingresso. Si chiude e si verifica da un secondo canale scelto da sé: il sito inps.it digitato a mano, l’app ufficiale, il Contact Center ai numeri 803 164 da rete fissa o 06 164 164 da cellulare, oppure un patronato. Se la notizia è vera, la si ritroverà lì.
Come verificare senza correre rischi
La verifica non richiede competenze tecniche. Basta non cliccare, aprire il sito o l’app in modo indipendente ed entrare con le proprie credenziali. Se nel cedolino o tra le comunicazioni non c’è traccia di ciò che il messaggio annunciava, quasi certamente si tratta di un tentativo di truffa. Per chi non ha dimestichezza con l’accesso, la nostra guida su come entrare nei servizi online dell’INPS spiega il percorso passo dopo passo, compresa la delega a un familiare.
Anche il confronto con qualcuno di fiducia aiuta: un figlio, un vicino, l’operatore di un patronato. Spesso basta raccontare il messaggio ad alta voce per accorgersi che qualcosa non torna. Ne parliamo anche nell’articolo su cosa può fare un patronato per chi è già in pensione.
Se si è già cliccato o risposto
Può succedere a chiunque, e non c’è nulla di cui vergognarsi. Conta agire con ordine.
- Se sono state inserite credenziali SPID, cambiare la password dal sito del gestore e, se necessario, chiedere la sospensione dell’identità digitale.
- Se sono stati comunicati dati della carta o del conto, contattare la propria banca o Poste per bloccare gli strumenti di pagamento.
- Controllare nell’area personale INPS che i dati, in particolare le coordinate di pagamento, non siano stati modificati.
- Conservare il messaggio ricevuto, senza cancellarlo: servirà per la segnalazione.
A chi segnalare
I tentativi di truffa vanno segnalati alla Polizia Postale, attraverso il portale del Commissariato di Pubblica Sicurezza online oppure presso un ufficio della Polizia di Stato, dove è possibile anche sporgere denuncia se c’è stato un danno. Vale la pena informare anche l’INPS tramite i suoi canali ufficiali, così che possa avvisare gli altri utenti. Se il messaggio arrivava via SMS, molti operatori telefonici permettono di segnalare il mittente.
Cosa portarsi via
I messaggi falsi a nome dell’INPS puntano sulla fretta e su notizie vere raccontate a metà. L’Istituto non chiede dati, codici o pagamenti tramite collegamenti inviati per SMS o e-mail. Davanti a un messaggio dubbio si verifica da un canale scelto da sé, si controlla il cedolino nell’area personale e, se qualcosa è andato storto, si avvisano banca e Polizia Postale. Un minuto di calma vale più di qualunque «ultima occasione».
Fonti
- INPS — Notizie e comunicati — avvisi dell’Istituto sulle campagne di messaggi fraudolenti
- INPS — Sito istituzionale — accesso all’area personale e numeri del Contact Center
- Polizia di Stato — Commissariato di Pubblica Sicurezza online — segnalazioni e consigli sulle truffe informatiche
Articolo a scopo informativo generale, aggiornato alla data indicata. Non è un sito INPS e non offre la presentazione di domande o il riconoscimento di prestazioni previdenziali. Gli importi citati sono quelli fissati dalle norme o esempi illustrativi: ciò che spetta al singolo dipende dalla sua posizione. Le informazioni personali si verificano sui canali ufficiali dell’Istituto o con un patronato abilitato.


