Le trattenute che fanno la differenza tra pensione lorda e netta
Tra la pensione lorda e quella che arriva sul conto ci sono soprattutto imposte: l’IRPEF trattenuta ogni mese e le addizionali regionale e comunale, pagate a rate. Capire come funzionano spiega anche perché il netto non è sempre identico.
La pensione «di cui si parla» e la pensione che si riceve sono due cifre diverse. La prima è l’importo lordo, quello che si legge nelle comunicazioni ufficiali e nelle notizie; la seconda è il netto, che resta dopo le trattenute. La distanza tra le due non è fissa: varia da persona a persona e, per la stessa persona, può variare nel corso dell’anno. Vediamo da dove nasce.
L’INPS come sostituto d’imposta
Per i redditi da pensione l’INPS svolge il ruolo di sostituto d’imposta: calcola le imposte dovute, le trattiene direttamente dall’assegno e le versa allo Stato, alle regioni e ai comuni. Il pensionato, quindi, non paga l’IRPEF di propria iniziativa con un modello a parte, come accade per altri redditi, ma la vede già sottratta nel cedolino.
Questo meccanismo ha un vantaggio evidente, la semplicità, e una conseguenza da conoscere: ogni volta che cambia qualcosa nella situazione fiscale, il cambiamento si riflette sul netto mensile, talvolta con un certo ritardo e con un conguaglio successivo.
L’IRPEF, la trattenuta principale
L’IRPEF è un’imposta progressiva: il reddito viene diviso in scaglioni e a ciascuno si applica un’aliquota crescente. Per il 2026 gli scaglioni sono tre: il 23% fino a 28.000 euro, il 33% sulla parte tra 28.000 e 50.000 euro, il 43% sulla parte che supera i 50.000 euro. La legge di bilancio 2026 ha ridotto l’aliquota dello scaglione intermedio, che in precedenza era del 35%.
| Scaglione di reddito annuo (2026) | Aliquota |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Oltre 28.000 € e fino a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
All’imposta così calcolata si sottraggono le detrazioni, tra cui quelle specifiche per i redditi da pensione, che sono più alte per i redditi bassi e diminuiscono man mano che il reddito cresce. Per pensioni molto contenute le detrazioni possono azzerare del tutto l’imposta: per questo alcuni pensionati non vedono alcuna trattenuta IRPEF nel cedolino. Gli importi esatti delle detrazioni dipendono dal reddito complessivo e sono indicati dall’Agenzia delle Entrate.
L’INPS calcola l’IRPEF su base annua e la distribuisce sulle mensilità. Se la pensione cambia durante l’anno, per esempio per la rivalutazione di gennaio, cambia anche la trattenuta.
Le addizionali regionale e comunale
Alle imposte statali si aggiungono le addizionali, che finanziano regioni e comuni. Le aliquote sono decise localmente, entro limiti fissati dalla legge, e quindi variano a seconda di dove si risiede. Due pensionati con lo stesso lordo, uno a Torino e l’altro a Palermo, possono avere netti leggermente diversi proprio per questo.
Le addizionali hanno una particolarità: quelle trattenute in un anno si riferiscono, di regola, ai redditi dell’anno precedente. L’INPS le recupera in undici rate, da inizio anno fino a novembre. A queste si aggiunge, di norma da marzo a novembre, l’acconto dell’addizionale comunale per l’anno in corso. Dicembre, invece, di solito non ha rate di addizionali: è uno dei motivi per cui il netto di fine anno ha un aspetto diverso.
Un esempio per mettere insieme i pezzi
Ecco un calcolo semplificato. Si tratta di un esempio puramente illustrativo: le detrazioni e le aliquote delle addizionali sono ipotetiche e scelte solo per rendere leggibile il conto. Nella realtà il calcolo dell’INPS è più articolato e tiene conto di tutti i redditi e delle detrazioni spettanti.
Ipotizziamo una pensione lorda annua di 18.000 euro, pagata in 13 mensilità. L’IRPEF lorda, con l’aliquota del 23%, è pari a 4.140 euro. Supponiamo detrazioni per 1.500 euro (cifra di fantasia): l’imposta netta diventa 2.640 euro, cioè circa 203 euro per mensilità. Ipotizziamo poi un’addizionale regionale dell’1,5% e una comunale dello 0,6%, distribuite su undici rate.
| Voce mensile (esempio puramente illustrativo) | Importo |
|---|---|
| Pensione lorda (18.000 € ÷ 13) | 1.384,62 € |
| IRPEF (2.640 € ÷ 13) | − 203,08 € |
| Addizionale regionale ipotetica (270 € ÷ 11) | − 24,55 € |
| Addizionale comunale ipotetica (108 € ÷ 11) | − 9,82 € |
| Netto del mese | 1.147,17 € |
In questo esempio, circa 237 euro al mese separano il lordo dal netto. Nei mesi senza rate di addizionali la distanza si riduce; nei mesi con conguagli può allargarsi o restringersi.
Il conguaglio fiscale di fine anno
Poiché l’IRPEF viene trattenuta mese per mese su una stima, a fine anno l’INPS ricalcola l’imposta effettivamente dovuta sull’intero anno e confronta il risultato con quanto già trattenuto. È il conguaglio fiscale, che di norma si vede nel cedolino di novembre o di dicembre. Se è stato trattenuto troppo, la differenza viene restituita; se è stato trattenuto poco, viene recuperata. In determinate situazioni il recupero può essere distribuito su più mesi.
Un secondo momento di conguaglio arriva per chi presenta la dichiarazione dei redditi con il modello 730 indicando l’INPS come sostituto d’imposta: l’eventuale rimborso o la somma da versare vengono applicati sulla pensione nei mesi successivi, in genere a partire dall’estate. Le date dei vari passaggi sono riassunte nel nostro calendario dei mesi in cui la pensione cambia.
Non tutte le trattenute sono fiscali
Oltre a IRPEF e addizionali, nel cedolino possono comparire la quota per un sindacato dei pensionati, la rata di una cessione del quinto o di un prestito, il recupero di somme pagate in eccesso in passato. Queste voci hanno una causa e una durata proprie: se una di esse non è chiara, è possibile chiedere il dettaglio all’INPS o farsi aiutare da un patronato, la cui assistenza è gratuita.
Perché il netto non è mai del tutto fermo
Mettendo insieme quanto visto, si capisce perché il netto oscilla. A gennaio la rivalutazione cambia il lordo e, di conseguenza, l’IRPEF. Da marzo può aggiungersi l’acconto dell’addizionale comunale. In alcuni mesi arrivano arretrati, come quelli della maggiorazione sociale nel cedolino di marzo 2026 descritti nel nostro articolo su questa modifica INPS che riguarda molti italiani. A fine anno c’è il conguaglio fiscale, e a dicembre la tredicesima, anch’essa soggetta a imposta.
Va detto anche che alcune prestazioni di natura assistenziale seguono regole fiscali diverse dalle pensioni ordinarie: è un motivo in più per guardare le singole voci anziché il totale. Per orientarsi nella struttura del documento, la guida come si legge davvero il cedolino della pensione ripercorre tutte le sezioni.
Quello che conviene ricordare
Il netto della pensione è il risultato di un calcolo che parte dal lordo e sottrae soprattutto IRPEF e addizionali. L’IRPEF si trattiene ogni mese secondo scaglioni e detrazioni; le addizionali si pagano a rate e si riferiscono all’anno precedente, con l’aggiunta di un acconto comunale; a fine anno, e dopo il 730, un conguaglio rimette in pari i conti. Quando il netto cambia, nella maggior parte dei casi la spiegazione si trova in una di queste voci. Per le cifre aggiornate e per la propria situazione, i riferimenti restano l’area personale dell’INPS, l’Agenzia delle Entrate e, per un aiuto, patronati e CAF.
Fonti
- Agenzia delle Entrate — scaglioni IRPEF, detrazioni per redditi da pensione e addizionali
- INPS — INPS Comunica, notizie per i pensionati — rate delle addizionali, conguaglio fiscale e conguagli da 730 sui cedolini
- Normattiva — Il portale della legge vigente — testo della legge di bilancio 2026 e del TUIR
Articolo a scopo informativo generale, aggiornato alla data indicata. Non è un sito INPS e non offre la presentazione di domande o il riconoscimento di prestazioni previdenziali. Gli importi citati sono quelli fissati dalle norme o esempi illustrativi: ciò che spetta al singolo dipende dalla sua posizione. Le informazioni personali si verificano sui canali ufficiali dell’Istituto o con un patronato abilitato.


